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Kosovo Serbia

Il corpo esiliato -1999/2001
in collaborazione con l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni

In un contesto come quello del Kosovo, e più in generale dei Balcani sotto amministrazione Alleata, quando nel dicembre 1999 siamo arrivati a Pristina, i processi proiettivi ci sembravano essere poriazioni di molte dinamiche io - altro da sé. Il rapporto diretto tra gruppo etnico e memoria collettiva ha come risultato un'esasperata creazione di falsi miti ed il riferisi costantemente a una memoria pubblica , apparentemente monolitica. Le generazioni più investite da questo fenomeno sembravano essere quelle più giovani, che rispetto alle generazioni precedenti, non hanno esperienza del periodo della convivenza tra etnie. Assistevamo costantemente ad una risposta di chiusura e di proiezione verso l'esterno di problemi che a noi, venuti da fuori, sembravano in realtà anche contraddizioni interne alla società. La società kosovara ci sembrava in quel momento invasa dall'ansia del costruire rituali e simboli di riconoscimento, assimilabili per caratteristiche identitarie e potere simbolico, a quelli attuati in altre situazioni post-conflittuali. La differenza principale rispetto ad altre situazioni di conflitto o di post-conflitto, ci sembrava risiedere nell'incredibilmente numerosa presenza di una comunità internazionale, che vedeva tra le molteplici forme della sua presenza anche la nostra.